sabato 15 marzo 2008

L'incredibile leggerezza dell'essere

Ovvero, il coraggio di sparare cavolate!

Navigando qua e la, sono incappato nel blog della nostra cosiddetta onorevole Gabriella Carlucci.

Evito ovviamente ogni commento... sennò il suo capo mi fa "identificare" ...
Però devo dire che ho vissuto momenti di vera ilarità!

Ecco l’errore di Maiani


P.S.
Il link si riferisce ad uno dei vari post scritti e pensati dalla nostra cosiddetta onorevole Gabriella Carlucci in merito alla vicenda.
Consiglio a chiunque di sfogliarli tutti per vedere fino a che punto un politico è in grado di spingersi.

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lunedì 5 novembre 2007

Un triste rientro.

Questa sera, al rientro da una giornata di lavoro, ho notato una pattuglia dell'Arma difronte ad un negozio, all'altro lato della strada, un furgone di un'agenzia stampa.
Cosa era successo?

E' accaduto, quello che ho temuto quando ho sentito la notizia dell'aggressione di Giovanna Reggiani.

Purtroppo, l'incredibile stupidità delle persone non ha confini.

Vi lascio con la notizia: CLICK
Commentando solo con la frase che oramai è diventata un mantra:
La madre degli imbecilli è sempre incinta,
e con la speranza che impari una buona volta ad usare i contraccettivi.

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venerdì 12 ottobre 2007

Un parchetto

Primavalle per chi non lo conoscesse è un quartiere di Roma, non è famoso per le bellezze architettoniche, non è famoso per i suoi negozi e non è famoso per i suoi locali, è famigerato.
Ma anche unico, ha una storia tutta sua, una sua anima e i suoi eroi, spesso incarnati in persone semplici che si sbattono ogni giorno.
Un bel giorno, il comune volle regalare ad una via da quelle parti un parchetto.
Un bel parchetto, moderno, dotato di giochi per i bambini, gazebo di legno, cestini dell'immondizia a forma di pupazzone e incredibile a dirsi anche una zona "riservata" per chi porta a spasso i propri amici quadrupedi.
Ci andai qualche tempo fa e mi fece una bella impressione, il mio bimbo ci scorrazzava felice insieme ad una mandria di altri pupattoli accompagnati dai genitori e dai nonni, un punto di pace in un quartiere che spesso è stato nominato per brutti fatti di cronaca.
Domenica, ci sono tornato.
Le foto testimoniano quello che ho visto.
Alcune persone che ho incontrato mi hanno detto che il comune ha ripristinato il parco già due volte.
Non vi racconto la puzza delle cacche dei cani all'ingresso e dell'inciviltà dei loro "compagni" umani che avrebbero dovuto raccoglierle.
Non vi racconto dell'immondizia dei secchioni sulla strada, secchioni peraltro vuoti.
Non vi racconto delle cartacce, pacchetti di sigarette, lattine sparse per tutto il parchetto e dei pupazzoni vuoti.
Non vi racconto del gazebo vandalizzato, delle brutte, idiote e sgrammaticate scritte sui giochi.
Non vi racconto dell'immondizia sulla panchina della zona per animali.
Non vi racconto dell'anta del cancelletto divelta per fa entrare i motorini di imbecilli ragazzotti.
Vi racconto del sorriso di una bambina che con il nonno usava quelle altalene.
Vi racconto della risata del mio bimbo che scivolava e correva su quei giochi.
Vi racconto delle persone che vorrebbero passare un pomeriggio all'ombra del gazebo di legno.

Quando permettiamo ad acefali portatori di mutande a vista e ad incivili ed ignoranti in doppiopetto di massacrare e distruggere il nostro ambiente, dovremmo ricordarci che è nostro, lo paghiamo con le tasse, lo usiamo, e lo viviamo o vorremmo usarlo e vorremmo viverlo.
Ricordandoci che spesso riceviamo quello che meritiamo.


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sabato 8 settembre 2007

V-day the return

mercoledì 1 agosto 2007

Monteprena e Brancadoro

Venerdì era ora di pranzo quando chiamai Marco e gli proposi a bruciapelo l'idea che mi frullava da qualche settimana, andare a fare la via dei Laghetti sul monte Prena.
Marco ebbe una leggera esitazione dovuta al fatto che non aveva ancora riconosciuto la mia voce ma poi fu entusiasta.
Appuntamento alle 5:45, saluti addormentati di rito e poi in macchina.
Alle otto eravamo sull'altopiano di Campo Imperatore.
L'altopiano di Campo Imperatore è un magnifico ed affascinante luogo caratterizzato da morbide colline e praterie a saliscendi infinite e contornato dalle montagne del gruppo del Gransasso.
C'è chi lo chiama “piccolo Tibet” per le sue affinità con gli altopiani tibetani, molti registi hanno sfruttato questa particolarità per le loro location.
Alle otto e mezza la macchina era parcheggiata a fianco ad un fontanile, letteralmente nel nulla.
Un veloce sguardo alla mappa per individuare la “cava di bitume naturale” e via.
Un attimo di distrazione e la male interpretazione della descrizione ci hanno fatto sbagliare strada, quando che ne siamo accorti, la via dei Laghetti era fuori discussione, eravamo di fronte all'attacco della via Brancadoro, classificata F con passi di III.
L'escursione inizia ad entrare nel vivo con i maestosi paesaggi dell'altopiano contrapposti alle guglie di roccia della parete del monte Prena.
Il tempo, per quanto mostrò clemenza per due piccoli umani, non era dei migliori, una enorme coperta di nubi, che veniva dal versante teramano, avvolgeva tutta la catena montuosa come un grande e morbido plaid.
La via, per quanto tecnicamente facile è emozionante e di ambiente, questo deve sempre rimanere impresso all'avventore, mai dimenticarsi di essere su una via alpinistica e in montagna.
Dimenticanza che puntualmente si è avverata, causandoci la perdita per distrazione della cartina e della descrizione della discesa. Non che fosse un errore madornale, ma visto il peggiorare del tempo, l'appoggio psicologico di un pezzo di carta (anche se poco dettagliato) non è da sottovalutare.
Seguendo fedelmente i segnavia, che a volte sparivano per poi ricomparire per magia, ci siamo trovati davanti al gendarme che resta di guardia all'uscita delle difficoltà, l'arrampicata che fino ad adesso si era limitata a semplici saltini e ad un divertente quanto facile canaletto/camino ora risulta più impegnativa, soprattutto sull'ultimo muretto.
Un cordone di sosta mi invoglia a passare direttamente, ma appena salito noto che può essere più sicuro aggirare l'ostacolo verso destra; data la facilità della via eravamo senza corda, non che servisse ma se fosse presente qualche principiante o qualcuno non proprio sicuro nella cordata sarebbe bene, in quel punto, assicurarlo.
Vietato cadere!
Il tempo peggiora e comincia a scendere una leggera pioggerella, raggiungere la vetta in quelle condizione non sarebbe la scelta migliore se non fosse che da lì parte il sentiero più sicuro per tornare a valle, attraverso il Vado di Ferruccio.
L'arrivo in vetta è caratterizzato da una “leggera” fretta, anche perché trovare la via del ritorno non è banale.
Spalle alla croce di vetta e naso in direzione della via percorsa, torniamo indietro di qualche decina di metri, fino a quando scorgiamo un bollo a sinistra che ci indica la strada per il Vado di Ferruccio, la tensione è più alta e i piedi si muovono veloci.
superata la prima spalla, il sentiero che digrada non deve essere perso di vista, pena una scarpinata. Il vado di Ferruccio è caratterizzato dal superamento di una doppia spalla tramite un sentiero che tende verso destra, sfasciumi come è capitato a noi, a questo punto la seconda ed ultima spalla si troverà alla nostra destra.
Si esce nella morbida cresta che unisce il monte Prena con il monte Camicia tramite il sentiero del centenario.
A causa delle nuvole la visibilità era ridotta a poche decine di metri, l'unico punto fermo che ci ha suggerito dove iniziare la discesa per lo “sgarrupato” canalone era un grosso sassone a destra con un bel bollo bianco e rosso.
Appena venti metri di discesa al “buio” e una serie di ometti di pietra ci ha guidato amorevolmente verso l'uscita del canalone.
Alle tre eravamo alla macchina, felici e stanchi e con un esperienza magnifica di alpinismo escursionistico nel cuore.
Quello che ora ci premeva era concludere degnamente la giornata all'abruzzese.... e grazie a Marco il tentatore, fare il Bis!
[Arrosticini: per saperne di più]

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martedì 31 luglio 2007

In Grigna

Le ferie sono finite e le vacanze passate lasciando la loro scia di residui.
Quest'anno sono tornato a trovare un amico in Grigna, questa piccola zona montuosa ha dato i natali ad alcuni dei più forti alpinisti che abbiamo, Riccardo Cassin e i Ragni di Lecco, ha scritto la storia dell'alpinismo.
La vicinanza a Milano ne fa una delle mete predilette del turismo milanese; un turismo un po' veloce per i miei gusti prettamente montanari.
Di per sé il massiccio è piuttosto interessante, creste affilate e intriganti guglie stuzzicano l'appetito, il Nibbio, monoblocco di roccia è veramente un piatto forte.
Non voglio tessere le lodi meritate e conosciute della Grigna, ma parlare del suo volto più scuro, quello che ha dato un sapore amaro ad una dolce permanenza.
Punto focale del massiccio e obbiettivo della maggior parte degli escursionisti è la vetta della Grignetta.
Sono molti i sentieri che portano in vetta, il sentiero n°7 per la Cresta Cermenati è uno di quelli.
Mal segnato, ma facilmente intuibile, porta le persone che lo percorrono a scegliere i percorsi al momento più semplici, creando un dedalo di pesanti solchi che diventano punti di erosione per i pendii.
E pensare che basterebbe qualche segnavia in più e qualche opera di contenimento per evitare il degrado che sta portando questa erosione; da un facile sentierino, ad un tracciato per capre che incide come una brutta cicatrice la cresta Cermenati.
Dal rifugio Porta, punto di partenza di parecchie escursioni molto interessanti e ottimo luogo dove riposare e assaggiare la buona cucina e l'ospitalità del gestore Raffaele, sono previste 2 ore di cammino, ma con un passo un poco più allenato in un'oretta si arriva in vetta, da non sottovalutare il brutto tempo, si è in montagna!
L'arrivo in vetta è purtroppo deludente, molto deludente.
Se già non vi sono bastati i brutti messaggi pubblicitari segnati con inchiostro rosso per tutto il sentiero, l'accoglienza della scritta “per la vetta” in inchiostro argento certo non migliora la situazione.
Scavallato un saltino, il bivacco Ferrario , brutta copia di una specie di modulo lunare, vi saluta con la sua porta guasta.
Una tetra croce di tralicci di ferro intristisce l'escursionista più allegro e fa compagnia al terribile compagno lunare, interessante nota è poi il libro dei caduti in montagna in acciaio incastonato nella parete sotto la croce.
Chi ha stomaco e vuole incrementare la collezione di cattivo gusto, può entrare nel bivacco a leggere quello che è stato scritto sulle sue pareti scambiandolo per un libro di vetta.
Immagini sacre concludono degnamente l'assurdo quadretto.
Oltre al brutto aspetto della vetta è veramente scoraggiante la trasformazione di un luogo che dovrebbe dare pace e serenità in una specie di santuario a cielo aperto, dove l'invadenza di una certa fetta di persone schiaccia la liberà di altri che semplicemente vorrebbero ammirare un paesaggio libero.
Io avrei preferito un grassoccio, colorato e sorridente buddha a darmi il benvenuto invece che quello che ho trovato.
Anche se quel piccolo buddha è ora sparito, speriamo che torni.
In un mondo di tristi lapidi, un piccolo sorriso è sempre piacevole.
Non resta che riscendere al rifugio Porta e consolarsi con una grappa o un buon bicchiere di vino.

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